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L’osteoporosi è una malattia che colpisce le nostre ossa. È caratterizzata da un impoverimento e un deterioramento del tessuto osseo per mancanza di calcio, con conseguente aumento della fragilità e una predisposizione alle fratture, soprattutto dell’anca, della colonna vertebrale e del polso.
Uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha evidenziato che l’osteoporosi interessa oltre 75 milioni di persone in Europa, Stati Uniti e Giappone con un rischio stimato del 15% di andare incontro, nell’arco della vita, ad una frattura. In Italia colpisce circa 5 milioni di persone, di cui l’80% è composto da donne in postmenopausa.
Anche se le donne sono più a rischio, anche gli uomini possono sviluppare questa malattia. In Italia circa un uomo su quattro, sopra i 50 anni, si rompe un osso a causa dell’osteoporosi.
Esiste una serie di fattori non modificabili sui quali non è possibile intervenire quando viene fatta una diagnosi di osteoporosi, tuttavia è possibile proteggere le proprie ossa seguendo questi 8 consigli per far sì che si mantengano forti e sane nel corso dell’invecchiamento.

1. Seguire una una dieta ricca di calcio

Un rimedio efficace per prevenire molti dei danni alle ossa causati dall’età consiste nel consumare cibi ricchi di calcio. I danni dovuti all’invecchiamento sono una conseguenza della diminuzione dei livelli di estrogeni (che si verifica prevalentemente durante la menopausa) che privano le ossa della quantità di calcio necessaria. La riparazione delle ossa però ha luogo solo se assumi almeno 1200 milligrammi al giorno di calcio, all’interno di una dieta ricca di latticini magri: yogurt, latte scremato, verdure a foglia verde, cereali arricchiti di vitamine e minerali, pesci a spina come sardine e tonno in scatola al naturale

2. Evitare le diete drastiche

Secondo l’Associazione Nazionale per l’Anoressia Nervosa, le diete drastiche, le pillole dimagranti, e le malattie alimentari causano la perdita di proteine nelle ossa, rendendo lo scheletro più fragile. Privarsi dei nutrienti con diete drastiche o restando affamati indebolisce le ossa e aumenta la possibilità di avere un problema di osteoporosi in età più avanzata.

3. Assorbire Vitamina D

La vitamina D è necessaria per il corretto assorbimento del calcio. Purtroppo, però, la maggior parte delle donne sopra i 50 anni non si preoccupa di averne a sufficienza (minimo 6-800 IU – unità internazionali – al giorno).
Per evitare l’osteoporosi è consigliabile mangiare cibi ricchi di vitamina, come il salmone, i tuorli d’uovo, lo yogurt e latte arricchito di vitamina D, assicurandosi di assumerne almeno 1000-2000 IU al giorno, oltre a prendersi il tempo per stare al sole a sufficienza.

4. Seguire una dieta ricca di grassi buoni

Gli acidi grassi omega3 e i grassi monoinsaturi sono considerati tra i grassi “buoni per il cuore”. Questi stessi grassi si rivelano ottimi anche per la robustezza delle ossa. Infatti, le donne greche, che seguono la tradizionale dieta mediterranea (ricca di olio di oliva, legumi, fagioli, pesce e carne rossa solo in minima quantità) hanno la maggiore densità ossea media tra tutte le popolazioni del mondo

5. Smettere di fumare

La nicotina e i radicali liberi contenuti in ogni sigaretta oltre ad essere dannosi per la salute del cuore e dei polmoni, aumentano il rischio di fratture ossee. La maggior parte delle donne che smette di fumare tra i 50 e i 60 anni mostra un miglioramento della densità ossea entro un anno

6. Fare una MOC

Il modo più semplice per scoprire se si è a rischio di osteoporosi è farsi prescrivere dal medico una MOC. Questo esame può verificare se c’è un rischio di indebolimento delle ossa che può trasformarsi in osteoporosi col passare del tempo. Tutte le donne oltre i 65 anni dovrebbero eseguire questo esame

7. Eliminare la caffeina in eccesso

Alcuni studi dimostrano che le donne che assumono troppa caffeina — che provenga dal caffè, dal tè, dalle bibite, dagli energy drink, o dal cioccolato — sono più soggette delle altre, col passare del tempo, a fratture al bacino. Ecco perché i nutrizionisti raccomandano di non superare i 300 milligrammi di caffeina al giorno, che equivalgono a circa 2 tazze di caffè americano o 3-4 tazzine di caffè espresso

8. Praticare sport

Le donne che fanno sollevamento pesi o che praticano qualche tipo di attività fisica intensa, come salto della corda, boxe, calcio, aerobica, aumentano la densità ossea, anche del 15%

Il caldo e l’afa sono i principali nemici della pressione. Quando in estate la temperatura si alza, la pressione ne risente fortemente e si verificano fenomeni di ipotensione, ossia un abbassamento repentino della pressione sanguigna. 
Questo disturbo è molto diffuso, soprattutto tra le donne in cui si manifesta con sintomi di spossatezza, giramenti di testa, calo di energia e, nei casi peggiori, svenimento.
Una cosa è certa: rispetto all’ipertensione, che consiste in un aumento dei valori della pressione arteriosa sistolica o massima (correlato a rischio cardiovascolare, e non solo), la pressione bassa comporta meno rischi a lungo termine.

SINTOMI

Quando si può parlare di pressione bassa o ipotensione?
La sintomatologia a volte può ingannare e portare a identificare alcuni disturbi come semplici cali di pressione, generici. Volendo fare chiarezza, in età adulta viene considerata ideale o “normale” una pressione di 115-120 mmHg per la massima (detta anche sistolica) e 75-80 mmHg per la minima (detta anche diastolica).
Di conseguenza, i valori che si trovano al di sotto o al di sopra di questi limiti sono da considerarsi eccessivamente elevati o bassi.
Tra i sintomi principali legati alla pressione bassa si riscontrano: una stanchezza accentuata, giramenti di testa o vertigini, nausea, perdita di equilibrio, mancamenti, annebbiamento della vista, cedimenti alle gambe e ronzii alle orecchie.
Le cause dell’ipotensione sono svariate e possono mutare nel corso della vita. Tra queste, oltre alla predisposizione individuale, vi sono ad esempio: l’incombenza della fase premestruale e il ciclo mestruale per le donne, l’aumento del caldo, una sudorazione eccessiva, un fenomeno di disidratazione, e un’alimentazione squilibrata. Con alcune soluzioni efficaci, oltre ad attenuare i sintomi, si possono alzare i valori della pressione arteriosa sentendosi subito meglio e più in forze.

RIMEDI

In caso di pressione bassa, esistono numerosi rimedi. Per prima cosa, è opportuno escludere la presenza di patologie che causano ipotensione. Poi è importante aggiustare la propria dieta in modo da introdurre un quantitativo sufficiente di acqua, sali minerali e vitamine.
Se l’abbassamento è provocato dal caldo eccessivo è consigliabile assumere integratori di sali minerali, nello specifico quelli a base di potassio e magnesio
Quest’ultimi infatti si disperdono facilmente attraverso il sudore e i liquidi corporei, motivo per cui, in situazioni potenzialmente critiche per la pressione (caldo, sforzi fisici, sindrome premestruale, ciclo), è importante reintegrare velocemente i sali persi soprattutto per le donne.
Contrariamente a quanto si dice, acqua e zucchero non rappresenta il rimedio più efficace contro i cali di pressione. Sono infatti da preferirsi spuntini salati e liquirizia pura, per far sì che la pressione si alzi rapidamente.
In caso di svenimento si consiglia di alzare immediatamente le gambe del malcapitato (rispetto al busto e alla testa). Ma senza arrivare al mancamento, ai primi segni di pressione bassa è bene coricarsi o sedersi sollevando le gambe in rapporto alla linea della testa.

Il diabete è una patologia di tipo endocrino oggi ampiamente diffusa non soltanto tra anziani ma anche tra i giovani. Secondo i dati ISTAT in Italia è diabetico il 4,8% della popolazione italiana (5% delle donne e 4,6% degli uomini), pari a circa 2.900.000 persone.

CLASSIFICAZIONE 

Attualmente la medicina distingue tre forme di diabete mellito:
– diabete di tipo 1
– diabete di tipo 2
– diabete gestazionale
A queste si aggiunge un’altra patologia detta diabete insipido che si differenzia dalle altre sia per cause che per sintomi.
Diabete di tipo 1
(Conosciuto anche come diabete Mellito insulino-dipendente o diabete giovanile) rappresenta il 10% dei casi di diabete e si sviluppa prevalentemente a partire dall’infanzia o dall’adolescenza. Questa tipologia di diabete è spesso associata ad altre patologie autoimmunitarie.
La causa di questa forma di diabete è un vero e proprio deficit di secrezione insulinica da parte di alcune cellule pancreatiche, le cellule beta.
La produzione di insulina da parte del pancreas viene infatti soppressa o fortemente ridotta a causa della distruzione delle cellule beta da parte del sistema immunitario che le non le riconosce come appartenenti all’organismo, ma come nocive. Queste cellule beta sono deputate alla produzione di insulina, un ormone fondamentale, poiché regola l’ingresso e l’utilizzo del glucosio (zucchero) nel nostro organismo.
Poiché questo processo è irreversibile, chi ne è affetto deve assumere insulina per riuscire a metabolizzare gli zuccheri necessitando per tutta la vita di una terapia insulinica sostitutiva.
 
Diabete di tipo 2
Rappresenta la forma di diabete più comune e interessa circa il 90% dei casi.
Si sviluppa prevalentemente dai 40 anni di età, colpendo principalmente persone che soffrono di obesità o sovrappeso. Il diabete mellito di tipo 2 è caratterizzato da una duplice problematica: la quantità di insulina prodotta non basta a soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente (insulino resistenza).
In entrambi i casi, il risultato è il conseguente incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia).
 
Il diabete gestazionale
Consiste in un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta nel periodo della gravidanza. Si tratta di una forma di diabete che colpisce l’ 8% delle donne incinte. Generalmente questa tipologia di diabete tende a scomparire al termine della gravidanza, tuttavia, le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata. Anche se si tratta di una condizione transitoria, se non viene diagnosticato subito e adeguatamente curato, può portare a delle conseguenze, anche gravi, sia per la madre che per il bambino.
Il diabete insipido
Una malattia rara caratterizzata da una diuresi eccessiva accompagnata da una sete insaziabile.
Fatta eccezione di questi sintomi, è molto diverso dal più diffuso diabete mellito e non esiste nessun tipo di correlazione accertata tra i due.
Nel caso del diabete insipido, infatti, l’eccessiva quantità di urina non è la conseguenza di valori troppo alti di glucosio nel sangue dovuti ad un mancato o cattivo funzionamento dell’insulina, bensì un’alterazione della produzione, della secrezione o dei meccanismi di funzionamento dell’ormone vasopressina (l’ormone antidiuretico) da parte dell’ipotalamo e dell’ipofisi posteriore, o dalla sua mancata attività a livello renale.
 

LA PREVENZIONE

La prevenzione del diabete non solo è possibile ma è anche molto semplice: basta seguire uno stile di vita sano. Allo stato attuale non ci sono metodi per prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1, al contrario è possibile prevenire il diabete di tipo 2, più diffuso e che si sviluppa tendenzialmente in età adulta.
La prevenzione è da considerarsi il metodo più efficace per scongiurare l’insorgere di questa forma di diabete, molto più efficace di qualsiasi farmaco.
Alcuni studi hanno infatti dimostrato che un’alimentazione sana, abbinata ad un esercizio fisico costante permettono di ridurre del 58-60% il rischio di diabete per quelle persone che sono considerate predisposte allo sviluppo della malattia.
I fattori di rischio che individuano una persona come ad alto rischio di diventare diabetica sono:
– età superiore a 45 anni
– sovrappeso (specialmente se localizzato all’addome)
– vita troppo sedentaria
– parentela (a maggior ragione se di primo grado) con un diabetico
– per le donne aver partorito un figlio di peso superiore a 4 Kg o aver sofferto di diabete gestazionale
– glicemia a digiuno alterata (fra 110 a 125 mg/di)
– ipertensione arteriosa
– intolleranza al glucosio
– appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (ispanici, asiatici, africani).
La prevenzione del diabete di tipo 2 è molto importante, non solo per i soggetti a rischio. Al fine di diminuire notevolmente le possibilità che insorga questa malattia è fondamentale avere un corretto stile di vita fin dall’infanzia seguendo poche e semplici regole come:
– una dieta bilanciata
– il controllo del peso
– una vita il meno possibile sedentaria
– non fumare
– il controllo costante per soggetti a rischio.
 

I SINTOMI 

I sintomi del diabete possono essere diversi ed insorgere in maniera differente a seconda che si tratti di diabete di tipo 1 o di tipo 2.
– Nel caso del diabete tipo 1, di solito si assiste a un esordio acuto, spesso in relazione a un episodio febbrile, caratterizzato da eccessiva sete, aumentata quantità e frequenza di urine, sensazione si stanchezza, perdita di peso immotivata, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.
– Nel diabete tipo 2, invece, si manifestano più lentamente e spesso in maniera meno evidente. Possono verificarsi casi di glicemia alta senza che si manifestino i sintomi.
La diagnosi delle diverse tipologie di diabete è formulata sulla base di alcuni parametri:
– sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl
– glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (per digiuno si intende la mancata assunzione di cibo da almeno 8 ore)oppure
– glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT).
 

Molti di voi forse non ne avranno mai sentito parlare ma si tratta di un sintomo parecchio fastidioso e diffuso che nasconde più patologie e malattie.

Lo scotoma (dal greco skotos, buio, oscurità) si caratterizza per essere un disturbo che va a colpire la vista. Consiste in una vera e propria macchia, o un’area specifica di minore efficienza che si forma nel campo visivo di una persona.
Questa macchia può essere scura o colorata, fissa o scintillante, e può manifestarsi nel campo visivo di uno o di ambedue gli occhi.

Dal momento in cui appare davanti agli occhi della persona, spesso determinata da un forte bagliore luminoso, viene  seguita da diverse strisce scintillanti che hanno una frequenza piuttosto variabile. Mentre la durata complessiva dell’episodio generalmente non supera i 15 minuti.
Nella maggior parte dei casi lo scotoma scintillante è un sintomo legato all’emicrania e di frequente precede un attacco vero e proprio.

Per il momento non si conoscono ancora alla perfezione le cause, ma nella maggior parte dei casi viene provocato da degli spasmi circolatori che si verificano all’interno del centro visivo.
Questa problematica legata alla vista, può insorgere banalmente anche in situazioni di stress eccessivo.
Ad esempio dopo aver svolto un lavoro mentale particolarmente pesante, così come potrebbe essere legata ad un affaticamento generale della vista.
Tuttavia in alcuni casi, questo sintomo può essere associato anche a patologie ben più gravi come il distacco della retina, il glaucoma, la cataratta, patologie della macula e alterazioni del nervo ottico. In altri casi, può essere un sintomo di ischemia, lesioni o tumori cerebrali.

Nel caso in cui l’organismo abbia subito queste tipologie di danni permanenti, allora non c’è una terapia che possa sconfiggere del tutto gli scotomi. Un percorso di riabilitazione potrebbe rappresentare un’ottima soluzione quanto meno per provare a recuperare una po’ della vista.
Il trattamento principale in casi meno gravi, prevede invece che la persona che ne soffre segua delle condizioni di vita migliori, combattendo soprattutto il senso di affaticamento stanchezza dell’occhio.
In ogni caso, si tratta nella maggior parte dei casi di rimedi che vengono suggeriti per l’emicrania.
Nel caso in cui gli scotomi siano piuttosto resistenti e appaiano sempre nella medesima parte del corpo, è necessario rivolgersi al medico.

La frattura dell’anca è la conseguenza più grave di un infortunio o una caduta, specialmente nelle persone anziane con problemi di osteoporosi.
Generalmente, le rotture dell’anca si verificano nelle persone di età superiore a 65 anni e il rischio aumenta molto rapidamente dopo gli 80 anni perché le ossa diventano sempre più fragili con l’età.
L’incidenza è molto più alta nelle donne rispetto agli uomini e le complicanze possono essere molto gravi.
Uno studio scientifico ha infatti dimostrato che la sopravvivenza di una persona diminuisce drammaticamente subito dopo una frattura dell’anca. Il tasso annuo di mortalità è di circa il 12-37 % e la metà di questi pazienti non è in grado di riconquistare la propria capacità di vivere in modo indipendente.
Qual’è la causa principale della frattura dell’anca?
Tra i fattori predisponenti c’è anche l’ereditarietà, infatti i figli di persone che hanno subito questa lesione hanno maggiori probabilità di rompersi l’anca. Le persone magre sono più predisposte perché generalmente hanno una minore concentrazione di calcio nelle ossa (osteopenia oppure osteoporosi).
Il femore è particolarmente esposto alle lesioni per la sua forma e posizione nell’articolazione dell’anca e perché sostiene il peso corporeo. L’osteoporosi (diminuzione di densità di calcio nell’osso) rende il femore meno resistente ai traumi, principalmente negli anziani.
Quando le donne invecchiano, perdono dal 30 al 50% della loro densità ossea.
La perdita ossea accelera dopo la menopausa perché le donne producono meno estrogeni. Gli estrogeni contribuiscono a mantenere la densità ossea e la forza. Un colpo lieve può essere sufficiente per causare gravi danni all’osso e alle strutture circostanti.
La causa più probabile è la caduta mentre si cammina a causa di calzature non adatte, terreno scivoloso o sconnesso oppure un cedimento improvviso del ginocchio.
In certi casi la caduta può essere la conseguenza di una frattura spontanea del collo femorale.
La frattura patologica si verifica a causa di una malattia che indebolisce l’osso, per esempio un tumore osseo o una metastasi.
In questo caso la gestione è diversa, il medico può consigliare l’intervento chirurgico solo se il paziente è operabile e non si presentano controindicazioni all’intervento.
Classificazione delle fratture dell’anca
Nella parte prossimale (ovvero la zona dell’anca), il femore è composto da una testa quasi sferica e un collo di forma quasi cilindrica.
Il collo femorale unisce la testa al trocantere e alla diafisi femorale.
Le fratture possono essere di due tipologie:

  • Intra-capsulari, cioè all’interno della capsula, se sono sul collo del femore è il più pericoloso perché si possano lesionare i vasi che portano il sangue alla testa del femore, causando la necrosi ossea.
  • Extra-capsulari, se sono localizzate sul trocantere, in questo caso i rischi di osteo-necrosi o mancato consolidamento sono molto rari perché l’area è molto vascolarizzata.

Tra le fratture extra capsulari ci sono

  • Fratture intertrocanteriche
    Queste si verificano più in basso del collo e causano meno problemi perché il sangue riesce a nutrire meglio i frammenti di osso. Questo tipo di frattura si verifica tra il collo del femore e una prominenza ossea più in basso chiamata piccolo trocantere.Sul piccolo trocantere si inseriscono alcuni muscoli fondamentali dell’anca, per esempio l’ileopsoas.
    Generalmente le fratture intertrocanteriche attraversano la zona tra il piccolo e il grande trocantere.
    Il grande trocantere è la sporgenza ossea che si può sentire sotto la pelle sul lato esterno dell’anca. Esso agisce come punto di inserzione di diversi muscoli importanti.
  • Fratture sottotrocanteriche
    Questa frattura si verifica sotto al piccolo trocantere.
    L’osso può rompersi in diversi pezzi. Nei casi più complicati, la rottura dell’osso si può estendere a diverse zone del femore.

Quali sono i sintomi della frattura dell’anca?
I sintomi principali della lesione del femore sono: il dolore e l’incapacità di stare in piedi sulla gamba rotta.
Dopo pochi giorni dal trauma, compare il gonfiore e l’ematoma o ecchimosi. Il soggetto caduto non riesce a rialzarsi da terra senza aiuto. Il dolore si avverte durante il movimento passivo dell’anca. Il paziente non riesce a camminare, ma zoppica. I movimenti sono limitati e causano dolore all’anca, soprattutto la rotazione interna.
Che tipo di riabilitazione serve per la frattura dell’anca?
In caso di intervento chirurgico, la deambulazione deve iniziare prima possibile, compatibilmente con il dolore.
Dopo aver tolto il gesso, in caso di osteosintesi (intervento chirurgico di contenzione che ha lo scopo di mantenere a contatto segmenti scheletrici interrotti nella loro continuità) è importante riprendere il carico gradualmente. Bisogna iniziare prima possibile gli esercizi per il rinforzo e il recupero dell’elasticità di: caviglia, ginocchio e anca. La riabilitazione ha una durata di circa un mese, ma i tempi sono molto soggettivi, infatti alcuni pazienti possono aver bisogno di più tempo per recuperare la flessione e l’estensione completa dell’anca senza dolore.

L’acne è una malattia cronica della pelle che determina un’infiammazione delle ghiandole sebacee. Colpisce l’80% degli adolescenti ma anche gli adulti, soprattutto donne di età compresa tra i 30 e i 40 anni.
DESCRIZIONE
Si tratta di un disturbo delle ghiandole che si trovano accanto ai follicoli piliferi: le ghiandole sebacee, il cui nome deriva dalla funzione di secernere una sostanza oleosa chiamata “sebo”.
Tutti noi abbiamo queste ghiandole e la produzione di sebo è un fatto totalmente naturale, tuttavia le persone affette da acne presentano ghiandole di dimensioni maggiori che rilasciano una quantità maggiore di sebo nella pelle.
L’eccesso di sebo può intrappolare batteri e cellule morte nei pori.
Un batterio in particolare, noto come Propionibacterium acnes, normalmente presente nella pelle, è in grado di crescere in queste condizioni. La crescita e la proliferazione di questi batteri possono causare l’infiammazione della pelle, portando alla formazione di brufoli.
DIAGNOSI
Nella maggior parte dei casi, il dermatologo effettua la diagnosi esaminando la pelle del paziente.
Tuttavia, per garantire un corretto esame ed escludere la presenza di altre malattie della pelle, è necessario sottoporre il paziente ad alcuni quesiti affinché possa eseguire una diagnosi precisa.
Le domande alle quali dovrà rispondere riguardano:

  • L’eventuale uso di steroidi (ad esempio, per il bodybuilding)
  • Presenza di eczema o aree più sensibili della pelle
  • Altre malattie che possono influenzare l’efficacia terapeutica dei farmaci
  • Precedenti allergie a farmaci
  • Disturbi depressivi
  • Uso di contraccettivi, eventuale ciclo mestruale irregolare, gravidanza in corso o trascorsa, allattamento al seno

CONSEGUENZE EMOTIVE DELL’ACNE

L’acne non riguarda soltanto l’aspetto esteriore o estetico della pelle, ma coinvolge anche la dimensione psicologica delle persone che ne sono affette. Il viso è una delle principali aree colpite dall’acne e i sintomi della malattia possono cambiare l’aspetto delle persone, causando stress e ansia. Ne consegue che in casi gravi, l’acne può portare ad avere un’immagine negativa di sé e allo sviluppo di forme si depressione e bassa autostima.
CAUSE 
Le precisa causa scatenante dell’acne non è nota, ma i ricercatori pensano che sia da ricercarsi sia nei fattori genetici che ambientali. I fattori scatenanti possono essere molto diversi da una persona all’altra ed è importante che ognuno comprenda quali sono gli elementi che hanno indotto lo sviluppo di brufoli, in modo da evitarli e ridurre al minimo i focolai sulla propria pelle.
Tra i fattori scatenanti più diffusi:

  • Alcuni farmaci, come gli steroidei e corticosteroidei
  • Alcuni cosmetici e prodotti per la cura della pelle che contengono sostanze comedogene che occludono i pori
  • La sudorazione, poiché ambienti eccessivamente caldi o umidi possono scatenare l’acne
  • Fattori ereditari, familiari e genetici
  • Ciclo mestruale e gravidanza
  • Alimentazione scorretta

TRATTAMENTI 
Esistono diversi tipi di trattamento per l’acne e la terapia da seguire indicata dal medico, dipende dalla gravità della patologia. Solitamente include uno o più dei seguenti farmaci:

  • Retinoidi topici
  • Perossido di benzoile
  • Antibiotici topici
  • Antibiotici orali
  • Ormoni/antiandrogeni
  • Retinoidi orali (isotretinoina)

 

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