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Il diabete è una patologia di tipo endocrino oggi ampiamente diffusa non soltanto tra anziani ma anche tra i giovani. Secondo i dati ISTAT in Italia è diabetico il 4,8% della popolazione italiana (5% delle donne e 4,6% degli uomini), pari a circa 2.900.000 persone.

CLASSIFICAZIONE 

Attualmente la medicina distingue tre forme di diabete mellito:
– diabete di tipo 1
– diabete di tipo 2
– diabete gestazionale
A queste si aggiunge un’altra patologia detta diabete insipido che si differenzia dalle altre sia per cause che per sintomi.
Diabete di tipo 1
(Conosciuto anche come diabete Mellito insulino-dipendente o diabete giovanile) rappresenta il 10% dei casi di diabete e si sviluppa prevalentemente a partire dall’infanzia o dall’adolescenza. Questa tipologia di diabete è spesso associata ad altre patologie autoimmunitarie.
La causa di questa forma di diabete è un vero e proprio deficit di secrezione insulinica da parte di alcune cellule pancreatiche, le cellule beta.
La produzione di insulina da parte del pancreas viene infatti soppressa o fortemente ridotta a causa della distruzione delle cellule beta da parte del sistema immunitario che le non le riconosce come appartenenti all’organismo, ma come nocive. Queste cellule beta sono deputate alla produzione di insulina, un ormone fondamentale, poiché regola l’ingresso e l’utilizzo del glucosio (zucchero) nel nostro organismo.
Poiché questo processo è irreversibile, chi ne è affetto deve assumere insulina per riuscire a metabolizzare gli zuccheri necessitando per tutta la vita di una terapia insulinica sostitutiva.
 
Diabete di tipo 2
Rappresenta la forma di diabete più comune e interessa circa il 90% dei casi.
Si sviluppa prevalentemente dai 40 anni di età, colpendo principalmente persone che soffrono di obesità o sovrappeso. Il diabete mellito di tipo 2 è caratterizzato da una duplice problematica: la quantità di insulina prodotta non basta a soddisfare le necessità dell’organismo (deficit di secrezione di insulina), oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente (insulino resistenza).
In entrambi i casi, il risultato è il conseguente incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia).
 
Il diabete gestazionale
Consiste in un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta nel periodo della gravidanza. Si tratta di una forma di diabete che colpisce l’ 8% delle donne incinte. Generalmente questa tipologia di diabete tende a scomparire al termine della gravidanza, tuttavia, le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata. Anche se si tratta di una condizione transitoria, se non viene diagnosticato subito e adeguatamente curato, può portare a delle conseguenze, anche gravi, sia per la madre che per il bambino.
Il diabete insipido
Una malattia rara caratterizzata da una diuresi eccessiva accompagnata da una sete insaziabile.
Fatta eccezione di questi sintomi, è molto diverso dal più diffuso diabete mellito e non esiste nessun tipo di correlazione accertata tra i due.
Nel caso del diabete insipido, infatti, l’eccessiva quantità di urina non è la conseguenza di valori troppo alti di glucosio nel sangue dovuti ad un mancato o cattivo funzionamento dell’insulina, bensì un’alterazione della produzione, della secrezione o dei meccanismi di funzionamento dell’ormone vasopressina (l’ormone antidiuretico) da parte dell’ipotalamo e dell’ipofisi posteriore, o dalla sua mancata attività a livello renale.
 

LA PREVENZIONE

La prevenzione del diabete non solo è possibile ma è anche molto semplice: basta seguire uno stile di vita sano. Allo stato attuale non ci sono metodi per prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1, al contrario è possibile prevenire il diabete di tipo 2, più diffuso e che si sviluppa tendenzialmente in età adulta.
La prevenzione è da considerarsi il metodo più efficace per scongiurare l’insorgere di questa forma di diabete, molto più efficace di qualsiasi farmaco.
Alcuni studi hanno infatti dimostrato che un’alimentazione sana, abbinata ad un esercizio fisico costante permettono di ridurre del 58-60% il rischio di diabete per quelle persone che sono considerate predisposte allo sviluppo della malattia.
I fattori di rischio che individuano una persona come ad alto rischio di diventare diabetica sono:
– età superiore a 45 anni
– sovrappeso (specialmente se localizzato all’addome)
– vita troppo sedentaria
– parentela (a maggior ragione se di primo grado) con un diabetico
– per le donne aver partorito un figlio di peso superiore a 4 Kg o aver sofferto di diabete gestazionale
– glicemia a digiuno alterata (fra 110 a 125 mg/di)
– ipertensione arteriosa
– intolleranza al glucosio
– appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (ispanici, asiatici, africani).
La prevenzione del diabete di tipo 2 è molto importante, non solo per i soggetti a rischio. Al fine di diminuire notevolmente le possibilità che insorga questa malattia è fondamentale avere un corretto stile di vita fin dall’infanzia seguendo poche e semplici regole come:
– una dieta bilanciata
– il controllo del peso
– una vita il meno possibile sedentaria
– non fumare
– il controllo costante per soggetti a rischio.
 

I SINTOMI 

I sintomi del diabete possono essere diversi ed insorgere in maniera differente a seconda che si tratti di diabete di tipo 1 o di tipo 2.
– Nel caso del diabete tipo 1, di solito si assiste a un esordio acuto, spesso in relazione a un episodio febbrile, caratterizzato da eccessiva sete, aumentata quantità e frequenza di urine, sensazione si stanchezza, perdita di peso immotivata, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.
– Nel diabete tipo 2, invece, si manifestano più lentamente e spesso in maniera meno evidente. Possono verificarsi casi di glicemia alta senza che si manifestino i sintomi.
La diagnosi delle diverse tipologie di diabete è formulata sulla base di alcuni parametri:
– sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl
– glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (per digiuno si intende la mancata assunzione di cibo da almeno 8 ore)oppure
– glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT).
 

Molti di voi forse non ne avranno mai sentito parlare ma si tratta di un sintomo parecchio fastidioso e diffuso che nasconde più patologie e malattie.

Lo scotoma (dal greco skotos, buio, oscurità) si caratterizza per essere un disturbo che va a colpire la vista. Consiste in una vera e propria macchia, o un’area specifica di minore efficienza che si forma nel campo visivo di una persona.
Questa macchia può essere scura o colorata, fissa o scintillante, e può manifestarsi nel campo visivo di uno o di ambedue gli occhi.

Dal momento in cui appare davanti agli occhi della persona, spesso determinata da un forte bagliore luminoso, viene  seguita da diverse strisce scintillanti che hanno una frequenza piuttosto variabile. Mentre la durata complessiva dell’episodio generalmente non supera i 15 minuti.
Nella maggior parte dei casi lo scotoma scintillante è un sintomo legato all’emicrania e di frequente precede un attacco vero e proprio.

Per il momento non si conoscono ancora alla perfezione le cause, ma nella maggior parte dei casi viene provocato da degli spasmi circolatori che si verificano all’interno del centro visivo.
Questa problematica legata alla vista, può insorgere banalmente anche in situazioni di stress eccessivo.
Ad esempio dopo aver svolto un lavoro mentale particolarmente pesante, così come potrebbe essere legata ad un affaticamento generale della vista.
Tuttavia in alcuni casi, questo sintomo può essere associato anche a patologie ben più gravi come il distacco della retina, il glaucoma, la cataratta, patologie della macula e alterazioni del nervo ottico. In altri casi, può essere un sintomo di ischemia, lesioni o tumori cerebrali.

Nel caso in cui l’organismo abbia subito queste tipologie di danni permanenti, allora non c’è una terapia che possa sconfiggere del tutto gli scotomi. Un percorso di riabilitazione potrebbe rappresentare un’ottima soluzione quanto meno per provare a recuperare una po’ della vista.
Il trattamento principale in casi meno gravi, prevede invece che la persona che ne soffre segua delle condizioni di vita migliori, combattendo soprattutto il senso di affaticamento stanchezza dell’occhio.
In ogni caso, si tratta nella maggior parte dei casi di rimedi che vengono suggeriti per l’emicrania.
Nel caso in cui gli scotomi siano piuttosto resistenti e appaiano sempre nella medesima parte del corpo, è necessario rivolgersi al medico.

La frattura dell’anca è la conseguenza più grave di un infortunio o una caduta, specialmente nelle persone anziane con problemi di osteoporosi.
Generalmente, le rotture dell’anca si verificano nelle persone di età superiore a 65 anni e il rischio aumenta molto rapidamente dopo gli 80 anni perché le ossa diventano sempre più fragili con l’età.
L’incidenza è molto più alta nelle donne rispetto agli uomini e le complicanze possono essere molto gravi.
Uno studio scientifico ha infatti dimostrato che la sopravvivenza di una persona diminuisce drammaticamente subito dopo una frattura dell’anca. Il tasso annuo di mortalità è di circa il 12-37 % e la metà di questi pazienti non è in grado di riconquistare la propria capacità di vivere in modo indipendente.
Qual’è la causa principale della frattura dell’anca?
Tra i fattori predisponenti c’è anche l’ereditarietà, infatti i figli di persone che hanno subito questa lesione hanno maggiori probabilità di rompersi l’anca. Le persone magre sono più predisposte perché generalmente hanno una minore concentrazione di calcio nelle ossa (osteopenia oppure osteoporosi).
Il femore è particolarmente esposto alle lesioni per la sua forma e posizione nell’articolazione dell’anca e perché sostiene il peso corporeo. L’osteoporosi (diminuzione di densità di calcio nell’osso) rende il femore meno resistente ai traumi, principalmente negli anziani.
Quando le donne invecchiano, perdono dal 30 al 50% della loro densità ossea.
La perdita ossea accelera dopo la menopausa perché le donne producono meno estrogeni. Gli estrogeni contribuiscono a mantenere la densità ossea e la forza. Un colpo lieve può essere sufficiente per causare gravi danni all’osso e alle strutture circostanti.
La causa più probabile è la caduta mentre si cammina a causa di calzature non adatte, terreno scivoloso o sconnesso oppure un cedimento improvviso del ginocchio.
In certi casi la caduta può essere la conseguenza di una frattura spontanea del collo femorale.
La frattura patologica si verifica a causa di una malattia che indebolisce l’osso, per esempio un tumore osseo o una metastasi.
In questo caso la gestione è diversa, il medico può consigliare l’intervento chirurgico solo se il paziente è operabile e non si presentano controindicazioni all’intervento.
Classificazione delle fratture dell’anca
Nella parte prossimale (ovvero la zona dell’anca), il femore è composto da una testa quasi sferica e un collo di forma quasi cilindrica.
Il collo femorale unisce la testa al trocantere e alla diafisi femorale.
Le fratture possono essere di due tipologie:

  • Intra-capsulari, cioè all’interno della capsula, se sono sul collo del femore è il più pericoloso perché si possano lesionare i vasi che portano il sangue alla testa del femore, causando la necrosi ossea.
  • Extra-capsulari, se sono localizzate sul trocantere, in questo caso i rischi di osteo-necrosi o mancato consolidamento sono molto rari perché l’area è molto vascolarizzata.

Tra le fratture extra capsulari ci sono

  • Fratture intertrocanteriche
    Queste si verificano più in basso del collo e causano meno problemi perché il sangue riesce a nutrire meglio i frammenti di osso. Questo tipo di frattura si verifica tra il collo del femore e una prominenza ossea più in basso chiamata piccolo trocantere.Sul piccolo trocantere si inseriscono alcuni muscoli fondamentali dell’anca, per esempio l’ileopsoas.
    Generalmente le fratture intertrocanteriche attraversano la zona tra il piccolo e il grande trocantere.
    Il grande trocantere è la sporgenza ossea che si può sentire sotto la pelle sul lato esterno dell’anca. Esso agisce come punto di inserzione di diversi muscoli importanti.
  • Fratture sottotrocanteriche
    Questa frattura si verifica sotto al piccolo trocantere.
    L’osso può rompersi in diversi pezzi. Nei casi più complicati, la rottura dell’osso si può estendere a diverse zone del femore.

Quali sono i sintomi della frattura dell’anca?
I sintomi principali della lesione del femore sono: il dolore e l’incapacità di stare in piedi sulla gamba rotta.
Dopo pochi giorni dal trauma, compare il gonfiore e l’ematoma o ecchimosi. Il soggetto caduto non riesce a rialzarsi da terra senza aiuto. Il dolore si avverte durante il movimento passivo dell’anca. Il paziente non riesce a camminare, ma zoppica. I movimenti sono limitati e causano dolore all’anca, soprattutto la rotazione interna.
Che tipo di riabilitazione serve per la frattura dell’anca?
In caso di intervento chirurgico, la deambulazione deve iniziare prima possibile, compatibilmente con il dolore.
Dopo aver tolto il gesso, in caso di osteosintesi (intervento chirurgico di contenzione che ha lo scopo di mantenere a contatto segmenti scheletrici interrotti nella loro continuità) è importante riprendere il carico gradualmente. Bisogna iniziare prima possibile gli esercizi per il rinforzo e il recupero dell’elasticità di: caviglia, ginocchio e anca. La riabilitazione ha una durata di circa un mese, ma i tempi sono molto soggettivi, infatti alcuni pazienti possono aver bisogno di più tempo per recuperare la flessione e l’estensione completa dell’anca senza dolore.

L’acne è una malattia cronica della pelle che determina un’infiammazione delle ghiandole sebacee. Colpisce l’80% degli adolescenti ma anche gli adulti, soprattutto donne di età compresa tra i 30 e i 40 anni.
DESCRIZIONE
Si tratta di un disturbo delle ghiandole che si trovano accanto ai follicoli piliferi: le ghiandole sebacee, il cui nome deriva dalla funzione di secernere una sostanza oleosa chiamata “sebo”.
Tutti noi abbiamo queste ghiandole e la produzione di sebo è un fatto totalmente naturale, tuttavia le persone affette da acne presentano ghiandole di dimensioni maggiori che rilasciano una quantità maggiore di sebo nella pelle.
L’eccesso di sebo può intrappolare batteri e cellule morte nei pori.
Un batterio in particolare, noto come Propionibacterium acnes, normalmente presente nella pelle, è in grado di crescere in queste condizioni. La crescita e la proliferazione di questi batteri possono causare l’infiammazione della pelle, portando alla formazione di brufoli.
DIAGNOSI
Nella maggior parte dei casi, il dermatologo effettua la diagnosi esaminando la pelle del paziente.
Tuttavia, per garantire un corretto esame ed escludere la presenza di altre malattie della pelle, è necessario sottoporre il paziente ad alcuni quesiti affinché possa eseguire una diagnosi precisa.
Le domande alle quali dovrà rispondere riguardano:

  • L’eventuale uso di steroidi (ad esempio, per il bodybuilding)
  • Presenza di eczema o aree più sensibili della pelle
  • Altre malattie che possono influenzare l’efficacia terapeutica dei farmaci
  • Precedenti allergie a farmaci
  • Disturbi depressivi
  • Uso di contraccettivi, eventuale ciclo mestruale irregolare, gravidanza in corso o trascorsa, allattamento al seno

CONSEGUENZE EMOTIVE DELL’ACNE

L’acne non riguarda soltanto l’aspetto esteriore o estetico della pelle, ma coinvolge anche la dimensione psicologica delle persone che ne sono affette. Il viso è una delle principali aree colpite dall’acne e i sintomi della malattia possono cambiare l’aspetto delle persone, causando stress e ansia. Ne consegue che in casi gravi, l’acne può portare ad avere un’immagine negativa di sé e allo sviluppo di forme si depressione e bassa autostima.
CAUSE 
Le precisa causa scatenante dell’acne non è nota, ma i ricercatori pensano che sia da ricercarsi sia nei fattori genetici che ambientali. I fattori scatenanti possono essere molto diversi da una persona all’altra ed è importante che ognuno comprenda quali sono gli elementi che hanno indotto lo sviluppo di brufoli, in modo da evitarli e ridurre al minimo i focolai sulla propria pelle.
Tra i fattori scatenanti più diffusi:

  • Alcuni farmaci, come gli steroidei e corticosteroidei
  • Alcuni cosmetici e prodotti per la cura della pelle che contengono sostanze comedogene che occludono i pori
  • La sudorazione, poiché ambienti eccessivamente caldi o umidi possono scatenare l’acne
  • Fattori ereditari, familiari e genetici
  • Ciclo mestruale e gravidanza
  • Alimentazione scorretta

TRATTAMENTI 
Esistono diversi tipi di trattamento per l’acne e la terapia da seguire indicata dal medico, dipende dalla gravità della patologia. Solitamente include uno o più dei seguenti farmaci:

  • Retinoidi topici
  • Perossido di benzoile
  • Antibiotici topici
  • Antibiotici orali
  • Ormoni/antiandrogeni
  • Retinoidi orali (isotretinoina)

 

SINDROME DELLE APNEE OSTRUTTIVE NOTTURNE – OSAS
Apnee Ostruttive Notturne – OSAS è una condizione caratterizzata da episodi ripetuti di ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno, associati alla riduzione della saturazione ossi-emoglobinica, a disturbi del sonno, russamento intermittente spesso molto intenso ed eccessiva sonnolenza diurna (questi ultimi sono i sintomi in genere prevalenti). Ma anche altri sintomi – sia diurni che notturni – possono essere presenti o addirittura prevalere a loro volta.
L’OSA è spesso misconosciuta e può colpire qualsiasi fascia di età. Si stima che ne soffrano il 24% degli uomini e il 9% delle donne e, in un terzo dei casi, si accompagni a eccessiva sonnolenza diurna (quest’ultima presente, in Italia, in 1.600.000 soggetti circa), che può avere effetti gravi sulle attività quotidiane, quali la guida di veicoli, e sulle funzioni psichiche superiori. L’OSA si può associare ad obesità, tuttavia la maggior parte di soggetti affetti da OSA non sono obesi.
In genere passano molti anni prima che si attui una definizione diagnostica. Nel frattempo, l’OSA può favorire l’insorgenza o aggravare varie malattie, quali ipertensione, aterosclerosi, patologie cardiache – cardiopatia ischemica, aritmie, scompenso cardiaco cronico – e cerebro-vascolari, neoplasie.
Dal momento che l’OSA può essere corretta con provvedimenti terapeutici adeguati a seconda del tipo di diagnosi eziologica, è perciò fondamentale una definizione diagnostica di base quanto più possibile precoce, che può essere ottenuta con una valutazione clinica seguita da un semplice monitoraggio respiratorio o cardio-respiratorio domiciliare notturno.
Sintomi 
Uno dei sintomi più frequenti dell’apnea ostruttiva del sonno è un forte russamento cronico, che può essere interrotto da alcune piccole pause, dopo le quali la persona può iniziare ad ansimare o boccheggiare. Ma attenzione perché russare non significa necessariamente soffrire di apnea nel sonno.
Tra gli altri sintomi frequenti dell’apnea nel sonno, una forte sonnolenza diurna che può provocare l’addormentamento della persona sul posto di lavoro o quando è alla guida, con veri e propri colpi di sonno. Tra gli altri segni, ricordiamo inoltre:

  • irritabilità, depressione, sbalzi d’umore o alterazioni della personalità,
  • svegliarsi spesso e alzarsi per urinare,
  • mal di testa al mattino,
  • problemi di memoria e di apprendimento,
  • incapacità di concentrarsi
  • bocca secca o mal di gola al risveglio

Nei bambini, l’apnea nel sonno può causare iperattività, problemi scolastici e uni stato di collera generale. I bambini che soffrono di apnee notturne, spesso respirare con la bocca anziché col naso anche durante il giorno.
Cause 
Durante la veglia le vie respiratorie sono ben aperte grazie ai muscoli del collo che le sostengono, così l’aria può arrivare nei polmoni senza problemi. Durante il sonno invece questi muscoli si rilassano, pertanto le vie respiratorie si restringono.
In condizioni normali il restringimento non impedisce all’aria di entrare e uscire dai polmoni, tuttavia se si soffre di apnee notturne, le vie respiratorie possono ostruirsi in tutto o in parte, per i seguenti motivi:
 

  • i muscoli del collo e la lingua si rilassano più del normale
  • la lingua e le tonsille sono troppo grandi rispetto all’ampiezza delle vie respiratorie
  • la persona è in sovrappeso e il tessuto adiposo in eccesso può far ispessire le pareti della trachea, il canale dove passa l’aria
  • il processo dell’invecchiamento limita la capacità degli impulsi nervosi di mantenere rigidi i muscoli del collo durante il sonno, le vie respiratorie corrono quindi un maggior rischio di restringersi o di collassare.

AMBULATORIO    OSAS    CASA   DI    CURA    LIOTTI
L’OSAS, malattia di interesse multidisciplinare, necessita, per una corretta “presa in carico” del paziente, di azioni diagnostiche e terapeutiche coordinate fra diversi specialisti allo scopo di garantire un intervento ottimale, completo, accessibile.
La Casa di cura offre ai cittadini tutte le risorse professionali e tecnologiche utili per affrontare con qualità e competenza questa patologia.
Organizzazione dell’Ambulatorio OSAS: percorso diagnostico-terapeutico del paziente con sospetta OSAS (in applicazione del modello proposto nel documento di intesa Stato –Regioni del 12/5/2016)
Specialisti coinvolti:

  • Pneumologo: dott. O. Penza
  • Otorinolaringoiatra: dott. P. Ernesti, dott. C. Zappone, prof. G. Altissimi
  • Neurologo: prof. G. Capocchi, dott.ssa M. V. Ercolani
  • Odontoiatra: F.S. De Lorenzo
  • Cardiologo: F. Righi, dott. C. Parisi
  • Nutrizionista: M. Baglioni
  • Chirurgo maxillo-facciale: L. Lancellotti
  • Anestesista: G. Busti

 
Primo accesso:
Il paziente può essere segnalato, per sospetto clinico di OSAS, dal medico di medicina generale, dal medico competente (in ambito lavorativo), da specialisti esterni al gruppo di lavoro o dagli stessi professionisti del gruppo dopo una visita ed inviato all’ ambulatorio O.S.A.S. con richiesta di polisonnografia (monitoraggio cardio-respiratorio completo).

Esecuzione esame:

L’esame prevede una registrazione notturna domiciliare attraverso l’applicazione di un holter dotato di elettrodi di superficie, specifici per l’indagine e collegati all’apparecchio portatile registrante. L’esame non è invasivo. Attenersi scrupolosamente alle seguenti indicazioni:  presentarsi con la richiesta correttamente compilata per POLISONNOGRAFIA    adeguata igiene cutanea  non applicare lacca, gel e altre soluzioni sulla cute del capo e del corpo  portare eventuale documentazione sanitaria in possesso (esami precedenti, visite neurologiche, visite otorino, ecc.)  è consigliabile un abbigliamento comodo, possibilmente una camicia ampia o una maglia con zip  portare eventuale elenco delle terapie in atto  non si deve essere digiuni  non si deve sospendere la terapia in atto MODALITA’ DI RICONSEGNA: Il paziente è  tenuto a riportare l’apparecchio il GIORNO SEGUENTE la registrazione.
Gestione del paziente:
Nel nostro ambulatorio OSAS la gestione del paziente, durante il percorso diagnostico multidisciplinare e la definitiva indicazione terapeutica, è responsabilità dello specialista che per primo ha preso in carico il paziente e che condivide le tappe del percorso consigliato con il medico che ha richiesto la valutazione iniziale.
Polisonnografia:

  1. Responsabile del monitoraggio cardio-respiratorio nel sonno e relativa refertazione: Dott. Oronzo Penza.
  1. Il referto contiene:
  • Inquadramento clinico del paziente (anamnesi, patologie associate ecc.);

Il Dott. Penza contatta direttamente il paziente per la discussione dell’ esito della visita.

  • Indicazione del grado di gravità (lieve, media, grave) + esiti questionario sonnolenza diurna
  • Indice di desaturazione dell’Ossigeno
  • Eventuale presenza di aritmie
  • BMI (indice di massa corporea)
  • Origine dell’Apnea (centrale, ostruttiva o mista)
  • Consigli comportamentali generici
  • Consigli su un eventuale ulteriore percorso diagnostico – terapeutico.

Per prevenire gli attacchi di cuore è importante evitare cibi scorretti e nutrirsi di alimenti ricchi di micronutrienti, fibre e grassi sani.

Alimenti per un cuore sano

Anche se i decessi dovuti alle malattie cardiache sono scesi negli ultimi anni, in America è ancora la prima causa di morte. La buona notizia è che ora sappiamo molto di più su come prevenire le malattie cardiovascolari, che comprendono sia l’ictus che gli attacchi cardiaci.
È chiaro che mangiare e vivere in maniera più sana possono fare una differenza enorme nella vita di ciascuno.
Continuate a leggere per  scoprire quali siano alcuni degli alimenti più sani per fare felice il vostro cuore negli anni a venire.

Salmone

Il salmone e altri pesci grassi come sardine e sgombri sono le superstar degli alimenti per un cuore sano, perché contengono grandi quantità di acidi grassi omega-3, che hanno dimostrato in vari studi di riuscire a ridurre il rischio di aritmia (battito cardiaco irregolare), di aterosclerosi (accumulo di placca nelle arterie) e diminuire i trigliceridi. L’American Heart Association raccomanda di mangiare pesce, preferibilmente grasso, almeno due volte a settimana.

Fiocchi d’avena

La farina d’avena è ricca di fibre solubili, che hanno la capacità di abbassare il livello di colesterolo. “Agisce come una spugna nel tratto digestivo e assorbe il colesterolo in modo che possa venire eliminato dal corpo e non assorbito nel flusso sanguigno”, dice Lauren Graf, dietista e co-direttore del Programma di benessere cardiaco al Montefiore Medical Center a New York City. Graf raccomanda di evitare la farina d’avena istantanea, che spesso contiene zuccheri, e di preferire, invece, l’avena vecchio stile. Altri cereali integrali come il pane, la pasta sono anche buoni per il cuore a patto che siano integrali.

Mirtilli

Non solo i mirtilli  ma anche fragole e altri frutti di bosco sono ottimi. Secondo uno studio del 2013 condotto su donne di età compresa tra 25 e 42 anni che hanno mangiato più di tre porzioni di mirtilli e fragole a settimana, queste avevano un rischio del 32% più basso di infarto rispetto a quelle che ne mangiavano meno. Gli autori dello studio hanno attribuito il beneficio a composti noti come antociani, flavonoidi (che sono antiossidanti) che possono diminuire la pressione sanguigna e dilatano i vasi sanguigni. Gli antociani danno alle piante il tipico colore rosso e blu.

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