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Per rinoplastica si intendono gli interventi chirurgici che vengono effettuati per correggere il naso, ovvero le ossa nasali, le cartilagini oppure il setto.

Generalmente, per decidere il tipo di intervento necessario il chirurgo visita più volte il paziente, studiando ogni caratteristica del naso e solo in seguito la persona interessata verrà sottoposta al trattamento deciso.
Non solo, prima di effettuare l’intervento al paziente verranno date determinate indicazioni sul comportamento da adottare nei giorni che precedono l’operazione e che tipologia di analisi e visite mediche sono richiesti.

Tipologia di tecniche

Per effettuare gli interventi di rinoplastica attualmente ci si affida a due tecniche:
Open rhinoplasty, intervento che si esegue dall’esterno, attraverso una incisione della pelle.
Rinoplastica chiusa o endonasale, tecnica che prevede le incisioni nella parte interna del naso.

Quanto dura l’intervento di rinoplastica

Generalmente, indipendentemente dalla tecnica scelta l’intervento di rinoplastica dura dai 60 minuti ad un’ora e mezzo, in base alla complessità del caso e solitamente viene effettuato con 1/2 notti di ricovero.

Che dolori si avvertono

Solitamente i pazienti non avvertono dolore né durante l’operazione né dopo e l’unico fastidio che si presenta comunemente riguarda la respirazione nasale, che viene ostacolata parzialmente da alcuni tamponi che vengono inseriti post intervento e che generalmente vengono rimossi già dopo uno/tre giorni

Medicazioni e recupero

Dopo l’intervento di rinoplastica di norma per 5-6 giorni al paziente viene applicato un gesso di protezione, mentre per poter riprendere le attività di tipo lavorativo solitamente si devono attendere circa 5-7 giorni, ma in alcuni casi vengono raccomandate anche 2 settimane di riposo.
Invece per vedere i risultati finali bisognerà attendere un periodo più lungo, in quanto dopo l’intervento di rinoplastica il naso si presenterà gonfio e con ematomi, diverso dalle dimensioni che si avevano inizialmente.

La rinoplastica comporta la comparsa di cicatrici?

Con la tecnica endonasale non vi è alcuna cicatrice esterna.
Con al tecnica open vi è una cicatrice a livello della columella (base del naso), che con il tempo tende a minimizzarsi.

Quanto costa un intervento di rinoplastica

Stabilire un prezzo fisso per identificare il costo di un intervento di rinoplastica non è facile, in quanto generalmente viene stabilito in base alla complessità del caso, alla durata dell’operazione e ad altre caratteristiche, e può variare tra i cinque e gli ottomila euro.

A chi è riservato l’intervento di rinoplastica

La rinoplastica è un intervento richiesto sia da coloro che hanno difetti congeniti nella parte nasale e che necessitano delle correzioni per creare le giuste proporzioni che da chi vuole semplicemente migliorare il proprio aspetto estetico.

Conclusioni

In Italia, gli interventi di rinoplastica sono sempre più comuni. Un numero crescente di interventi di questo genere dimostra come le persone oggi sono più informate e propense ad affrontare operazioni chirurgiche di questo tipo, anche quando si tratta solo di avere un viso più armonioso e fortunatamente oggi anche in Italia il numero dei medici che operano in questo settore è in aumento, dando la possibilità alle persone di eseguire l’intervento in maniera veloce e senza doversi allontanare troppo dalla propria casa.

La risonanza magnetica è un esame diagnostico basato sulla fisica dei campi magnetici, che consente di esaminare l’interno del corpo umano senza dover eseguire interventi chirurgici o di far uso di radiazioni ionizzanti come accade quando si effettua una TAC.
Si tratta di una metodica radiologica sicura e che non provoca alcun danno al paziente, particolarmente indicata quando si devono effettuare degli esami ripetutamente in un periodo di tempo ristretto.
Quando viene effettuata una risonanza magnetica, la persona che deve affrontare questo esame si ritrova in un campo magnetico che generalmente è circa 10.000-15.000 volte più forte rispetto a quello terrestre. Grazie a questa condizione gli atomi (protoni)che formano il nostro organismo prendono energia e seguono il medesimo campo magnetico, mentre appena il processo viene disattivato i protoni riprendono il loro naturale orientamento, sprigionando l’energia che è stata accumulata precedentemente e fornendo un segnale che viene intercettato dai sistemi tecnologici e trasformato in immagini.

Quando serve la risonanza magnetica

Inizialmente la risonanza magnetica era stata ideata per studiare il sistema nervoso centrale, ma attualmente viene utilizzata in numerosi campi: per studiare le articolazioni, lo scheletro, il torace, l’addome, i muscoli, la patologie infiammatorie, tumorali ed infettive ed anche per esaminare numerosi problemi di natura traumatica, degenerativa, ecc.
Inoltre, la risonanza magnetica spesso viene prescritta insieme alla TAC, che rimane l’esame primario per accertare la presenza di numerose patologie, in seguito approfondite attraverso la risonanza magnetica, mentre quando non è possibile effettuare la TAC su un paziente la risonanza può costituire un’alternativa per accertare determinate condizioni cliniche.

Risonanza magnetica: controindicazioni

Nonostante si tratti di un esame che non provoca danni all’organismo dei pazienti, la risonanza magnetica presenta delle controindicazioni in determinati casi. Per esempio, i portatori di pace-maker non possono eseguire questo genere di esame, anche se i dispositivi di ultima generazione sono compatibili con il campo magnetico, ma è sempre necessario fornire la documentazione necessaria che attesti l’idoneità del paziente che porta il pace-maker.
Anche coloro che all’interno del proprio corpo hanno delle parti metalliche devono segnalarlo prima di effettuare la risonanza magnetica, affinché possa essere verificata la compatibilità del metallo presente con l’esame, infatti spesso protesi ed altri dispositivi non sono compatibili con l’elevato campo magnetico.

Tra le altre condizioni che possono rappresentare una controindicazione ci sono alcuni tatuaggi.

In base alla grandezza degli stessi, la zona in cui sono presenti, il tipo di inchiostro utilizzato ed il periodo in cui sono stati eseguiti, l’equipe medica deciderà se il paziente è idoneo o meno per la risonanza magnetica, ma è fondamentale ricordarsi di far presente al personale che si è in possesso di tatuaggi.
Nonostante il personale medico si accerta delle condizioni del paziente prima di effettuare la risonanza magnetica è bene far presente qualsiasi patologia o stato fisico e mentale diverso dalla normalità, in quanto varie condizioni possono peggiorare dopo l’esame (stati febbrili, anemia, etc.), così come è necessario ricordarsi di togliere piercing, orologi, telefoni cellulari, accessori vari ed evitare di utilizzare trucchi, specialmente attorno agli occhi.

In cosa consiste la riabilitazione fisica e quando va eseguita

La riabilitazione fisica generalmente viene prescritta quando un paziente ha subito un intervento chirurgico oppure soffre di problemi e malattie che sono di natura reumatologica, traumatologica, ortopedica, angiologica, ortopedica.
Generalmente è il medico che ha in cura il paziente a richiedere una visita di medicina e riabilitazione ed attraverso questo genere di consulto viene verificato sia il quadro della funzionalità motorie del paziente che quelle cognitive e sensitive ( sia quelle che sono state compromesse che quelle che il paziente è ancora in grado di controllare interamente o parzialmente) ed in seguito viene stabilito un piano riabilitativo che mira a far recuperare l’autonomia al paziente.

Si fa sempre più ricorso alla riabilitazione fisica, in quanto sono numerosi i casi che richiedono l’intervento di un terapista:

– Necessità di recupero in seguito a ictus, disturbi legati all’invecchiamento e infarti;
– In seguito ad incidenti domestici;
– Per garantire il recupero adeguato al paziente dopo aver subito interventi chirurgici;
– Correggere la postura;
– Riabilitare muscoli e apparato scheletrico, etc.
I terapisti della riabilitazione si aggiornano costantemente e garantiscono ai pazienti trattamenti personalizzati che migliorano la qualità della vita delle persone in quanto le tecniche attuali consentono di ridurre il dolore, diminuire il consumo di farmaci e ritrovare l’autonomia, ma affinché la riabilitazione fisica sia efficiente deve essere eseguita in strutture adeguate e da personale competente.

Per esempio, la riabilitazione a Perugia può essere effettuata presso la Casa di Cura Liotti (Perugia), dove si può usufruire dei servizi professionali messi a disposizione dai numerosi terapisti formati adeguatamente per garantire la buona riuscita delle terapie ad ogni paziente.

Si tratta di un centro di riabilitazione di Perugia rinomato per i risultati ottenuti e per questo viene scelto da numerosi pazienti non solo per recuperare la mobilità in seguito a traumi gravi, ma anche per migliorare la qualità della propria vita quotidiana. Infatti, i terapisti insegnano e aiutano i pazienti ad eseguire i movimenti necessari per evitare ed arginare i tipici problemi che si verificano in presenza di determinate malattie e grazie alle terapie che vengono prescritte in maniera personalizzata possono risolvere numerosi problemi comuni che solitamente vengono trattati con i farmaci.
Tra questi il mal di schiena è decisamente uno dei più comuni, ma grazie alla riabilitazione fisica effettuata presso la struttura di riabilitazione, numerosi pazienti hanno trovato la guarigione eliminando il consumo di farmaci, inoltre questo centro di riabilitazione ha il personale adeguato per far recuperare le funzioni motorie anche ai pazienti che hanno subito traumi di varia natura oppure che devono seguire un percorso riabilitativo per alleviare i dolori dovuti a malattie degenerative.
In conclusione possiamo dire che la riabilitazione fisica è la soluzione ideale per rallentare il processo di invecchiamento attraverso i giusti movimenti che vengono prescritti nelle terapie, alleviare dolori dovuti a diverse cause e per recuperare le proprie capacità psicomotorie che sono state compromesse per vari motivi.

Nel corso degli ultimi anni la celiachia è in forte aumento tra la popolazione italiana.

L’esigenza di potersi alimentare in maniera soddisfacente e nutriente sia dentro che fuori casa ha reso possibile la diffusione di negozi e locali in grado di offrire prodotti non solo di qualità, ma anche in regola con le norme nazionali ed europee in fatto di sicurezza. Rispetto a qualche anno fa, oggi la scelta di alimenti è varia e diversificata. Ma come districarsi tra simboli e diciture?

Il simbolo della Spiga Barrata, la dicitura “senza glutine”, il marchio AIC

Se volete essere veramente sicuri che ciò che state acquistando è privo di glutine, è sufficiente cercare sulla confezione il simbolo della Spiga Barrata (il marchio di garanzia per eccellenza del gluten free), o in alternativa la dicitura “senza glutine”, che garantisce i controlli della Sanità pubblica previsti per legge e i controlli aggiuntivi da parte dell’AIC (l’Associazione Italiana Celiachia). Per quanto riguarda i ristoranti, le gelaterie o le hamburgerie, invece, è opportuno verificare che siano dotati di marchio AIC: soltanto in questo modo potrete essere sicuri che la preparazione dei cibi è effettuata dagli operatori con le accortezze necessarie, come l’utilizzo di guanti appositi e di una sezione della cucina dedicata unicamente al senza glutine.

La contaminazione accidentale

L’esclusione completa del glutine non è semplice da realizzare. Chi non soffre di celiachia forse non ci ha mai fatto caso, ma i cereali non permessi (come il grano e l’orzo) si trovano nell’ingredientistica di prodotti alimentari insospettabili, come il gelato, le patatine, lo yogurt, il cioccolato, molti prodotti surgelati e piatti pronti. Inoltre, il rischio di contaminazione accidentale è spesso presente nei processi di lavorazione industriale: è per questo motivo che spesso si legge sulle confezioni che il prodotto può contenere tracce di glutine. In questo caso, è bene sapere che l’acquisto è rischioso, e sarebbe meglio evitarlo.
Allo stesso modo, è un rischio acquistare prodotti sulle cui confezioni non si trova alcun tipo di riferimento alla presenza o meno di glutine: può non essere presente tra gli ingredienti, ma ciò non significa che non ci siano state contaminazioni durante il processo produttivo.
Perché i prodotti siano idonei alla dieta celiaca, è necessario che le aziende produttrici applichino un piano di controllo delle materie prime e del prodotto finito, che monitorino il processo di lavorazione, gli ambienti di lavoro e gli impianti, e che formino in maniera adeguata gli operatori coinvolti nella produzione.

Come comportarsi nella cucina di casa

Come ci si deve comportare con il pericolo di contaminazione a casa? L’ideale sarebbe utilizzare un set di utensili – anche soltanto una pentola, uno scolapasta e un mestolo – dedicato unicamente a chi è celiaco, e utilizzare sempre la lavastoviglie per assicurarsi una pulizia più profonda. Queste misure possono sembrare eccessive, soprattutto per chi è nuovo a questa intolleranza, ma non lo sono affatto: scolare in uno scolapasta dove è stata precedentemente passata una pasta di frumento è molto dannoso.

Alimenti permessi, a rischio, e vietati

Per semplificare la vita a chi non sa bene come comportarsi, magari con un familiare o un amico celiaco, l’AIC suddivide gli alimenti in tre categorie: permessi, a rischio e vietati.
Gli alimenti permessi sono quelli naturalmente privi di glutine o comunque non a rischio di subire contaminazioni durante il processo produttivo: il riso, il mais, il grano saraceno, l’amaranto, ma anche la verdura, la frutta, il pesce, e così via.
Gli alimenti a rischio sono quelli che potrebbero contenere glutine in quantità superiore ai 20 ppm (il limite stabilito dalla Legge europea) o che sono a rischio di contaminazione. Per questi prodotti, è sempre necessario controllare l’ingredientistica, e acquistarli soltanto se riportanti il simbolo o la dicitura “senza glutine”. Fanno parte di questa sezione i mix di cereali e legumi, le farine e le fecole, il malto, i risotti pronti, il cous cous, i pop corn, ecc… .
Gli alimenti vietati sono quegli alimenti che contengono glutine e pertanto non sono idonei alla dieta celiaca: frumento, farro, orzo, segale, ecc…, e tutti i prodotti preparati con questi cereali, come la pizza, il pane, la pasta, la focaccia e così via (per l’elenco completo è possibile consultare il sito http://www.celiachia.it).

Che cos’è l’artrosi al ginocchio?

L’artrosi al ginocchio è un infiammazione cronica del ginocchio, provocata dalla degenerazione degli strati di cartilagine presenti nel ginocchio e dal conseguente sfregamento anomalo del femore sulla tibia.
Ma solitamente l’artrosi al ginocchio è frutto di una combinazione di circostanze e non dipende da una causa soltanto. Tra i fattori che favoriscono lo sviluppo dell’artrosi al ginocchio, bisogna contare non soltanto gli infortuni al ginocchio o le operazioni alle quali ci si è dovuti sottoporre ma anche fattori come l’età avanzata o l’obesità.
Dolore al ginocchio, rigidità articolare, arrossamento della pelle, emissione di scricchiolii dal ginocchio, gonfiore e ridotta mobilità sono i sintomi attraverso cui l’artrosi al ginocchio si manifesta.
Una condizione irreversibile e progressiva che produce lesioni permanenti alla cartilagine del ginocchio, impossibili da recuperare e con la tendenza a peggiorare nel tempo.

Artrosi al Ginocchio, mono o bilaterale

Parlando di artrosi al ginocchio, bisogna fare una distinzione tra artrosi monolaterale, quando interessa un ginocchio soltanto e artrosi bilaterale, quando interessa entrambe le ginocchia.
Nei casi più gravi, l’artrosi al ginocchio può provocare una deformazione a carico degli arti inferiori, nota come ginocchio varo, una deviazione dei ginocchio verso l’esterno che diventa un ostacolo alle più banali attività quotidiane.

Quando rivolgersi al medico?

Quando il dolore e la rigidità articolare sono talmente tanto forti da impedire lo svolgimento delle più semplici attività quotidiane, come salire le scale, montare in macchina, è preferibile rivolgersi a un medico curante, possibilmente un ortopedico esperto nelle malattie del ginocchio.
Per individuare l’artrosi al ginocchio, si comincia dall’esame obiettivo e dall’anamnesi per poi proseguire con una valutazione della storia familiare, per capire se c’è una ricorrenza dell’artrosi nella famiglia del paziente. La diagnosi si conclude poi con i raggi X e la risonanza magnetica nucleare (RMN) alle ginocchia.

Raggi X

Nella diagnosi di artrosi al ginocchio, i raggi X servono a chiarire se la condizione infiammatoria è associata a osteofitosi, ossia il processo di formazione degli osteofiti a livello articolare, cioè un’escrescenza di tessuto osseo localizzata sulla superficie articolare di un osso.

Risonanza Magnetica

Tra le varie indagini necessarie alla diagnosi, la risonanza magnetica nucleare al ginocchio è quella più attendibile. Essa, infatti, non solo accerta quanto emerso nei precedenti test diagnostici, ma permette anche di chiarire l’entità della degenerazione e dell’assottigliamento a carico delle cartilagini di femore e tibia. Grazie alle informazioni derivanti dalla risonanza magnetica nucleare alle ginocchia il medico curante può stabilire il trattamento più adeguato per il paziente.

Terapia

Oggi chi soffre di artrosi al ginocchio può contare soltanto su trattamenti sintomatici, cioè trattamenti finalizzati esclusivamente alla gestione dei sintomi, in quanto, nonostante i loro numerosi sforzi, medici e patologi non hanno individuato una cura specifica che possa guarire il paziente da questa malattia.

Per poter guarire dall’artrosi al ginocchio, così come da tutte le altre forme di artrosi, bisognerebbe fermare il processo degenerativo a carico delle cartilagini di femore e tibia, e ripristinare lo spessore di tali cartilagini, come prima dell’insorgenza della malattia.

Litotrissia Extracorporea ESWL

Gentile Signore/a, probabilmente ha ancora molti dubbi e per questo motivo le informazioni riportate hanno l’obiettivo di spiegarle che cos’è la litotrissia.

Cos’è la litotrissia?

La litotrissia extracorporea ad onde d’urto (ESWL) è un modo per trattare i calcoli renali non invasivo, cioè non viene fatta un’incisione. Durante la procedura, una macchina speciale chiamata litotritore manda onde d’urto innocue attraverso la pelle e i muscoli della schiena e si concentra direttamente sul calcolo renale. Il calcolo poi si rompe in piccoli pezzi, a causa della forza delle onde d’urto ripetute, ed esce naturalmente dal corpo attraverso l’urina.

Quando si fa?

Quando i calcoli sono più piccoli di 2 cm, quando si trovano nel rene e nell’uretere.

Quali sono I vantaggi?

  • Viene eseguita in ambulatorio. Si va a casa poco dopo il trattamento e non è necessario passare la notte in clinica;
  • Non viene fatta nessuna incisione. Per questo motivo la litotrissia riduce molto le possibili complicanze di un intervento chirurgico classico, il disagio per il paziente, i tempi di recupero e non rimangono cicatrici;
  • Non richiede anestesia (solo in rari casi è necessaria l’anestesia);
  • È sicuro anche per bambini e anziani;
  • In caso di recidive il trattamento può essere ripetuto.

Quali esami devo fare prima?

Prima del trattamento vengono eseguiti gli esami del sangue e delle urine (compresa uro coltura), l’elettrocardiogramma, un’ecografia dei reni e una radiografia dell’addome. In caso di necessità si procede con esami più approfonditi come l’urotac e l’urografia.

Quale preparazione viene richiesta prima del trattamento?

  • Poiché il gas intestinale e le feci rendono difficile l’individuazione dei calcoli è necessario, nelle 48 ore precedenti il trattamento, seguire una dieta priva di scorie e assumere il lassativo, come indicato nel promemoria che vi viene consegnato.
  • Nei giorni precedenti non assumere nessun farmaco (salvo diversa prescrizione), in particolare gli anticoagulanti e l’aspirina.

Come devo presentarmi il giorno del trattamento?

  • Essere a digiuno almeno da 8 ore (sia cibo che acqua);
  • Astenersi dal fumare per almeno 6 ore prima del ricovero;
  • Presentarsi senza trucco, smalto e gioielli vari;
  • Portare con sé un paio di ciabatte ed un pigiama (per le donne non è consigliata la camicia da notte);
  • Segnalare la presenza di protesi dentarie e /o di lenti a contatto;
  • Avere con sé tutta la documentazione clinica.

Quanto dura?

Il trattamento dura circa 30 minuti.

Sentirò dolore?

Generalmente non si sente alcun dolore; in caso contrario vengono somministrati degli antidolorifici in rapporto alla rilevazione del dolore (scala NRS)

Cosa devo aspettarmi dopo il trattamento?

È comune che nelle 24-48 ore successive al trattamento ci sia del sangue nelle urine. Inoltre se, mentre urina, sente dolore e vede dei piccoli pezzetti di calcolo, non si preoccupi: vuol dire che sta eliminando il calcolo. Se riesce a raccogliere questi frammenti, può essere utile analizzarli per vedere di quale materiale sono fatti.

Che cosa fare:

  • Se nelle 72 ore successive al trattamento permane il sangue nelle urine, è meglio contattare il medico.
  • In caso di colica renale, nausea con o senza vomito o febbre assumere l’antidolorifico e, se il dolore rimane, rivolgersi al medico.
  • In caso di febbre alta, anche senza colica, rivolgersi al medico.

Vengono sempre esplulsi I calcoli?

Nella maggioranza dei casi i calcoli vengono espulsi per via urinaria, dopo il primo trattamento. Tuttavia, in alcuni casi, è necessario un secondo trattamento.

È importante sapere che:

Il trattamento mediante onde d’urto, così come tutti gli altri interventi, può avere delle complicanze: in casi estremamente rari le onde d’urto possono provocare lesioni ai reni, agli organi vicini e trombosi.

Come prenotare:

Per prenotare chiamare al Dott. Porrozzi Carlo 328 5776521 – Dott. ssa Carla Micheli 338 749231

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