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Nonostante si sa ancora poco sulle malattie reumatiche è noto che ci sono delle credenze sbagliate in merito alle cause che le provocano e intanto in Italia ben 5 milioni di persone ne soffrono. Per esempio, in Italia ci sono ancora tante persone (7 su 10) convinte che tra le cause delle malattie reumatiche ci sia il clima freddo o umido, credenze smentite più volte dai reumatologi.

Le patologie reumatiche aumenteranno sempre di più visto anche l’innalzamento dell’età media della popolazione italiana e artrite, artrosi e osteoporosi sono tra le più comuni non solo nei soggetti anziani, anche se in questa fascia sono disturbi che interessano una persona su tre, specialmente dopo i 65 anni.

Le parti del corpo più colpite sono:

articolazioni, scheletro e muscoli, ma in alcuni casi anche gli organi interni possono essere interessati da una malattia reumatica. Parliamo di circa 150 malattie reumatiche, disturbi diversi tra loro che si manifestano in maniera diversa e che vengono provocate da cause che sono altrettanto diverse.
Al primo posto tra le malattie reumatiche più comuni c’è l’artrite reumatoide, segue poi l’artrosi e al terzo posto troviamo l’osteoporosi, tutte che inizialmente non presentano sintomi molto marcati per poi manifestarsi da un momento all’altro attraverso la comparsa di dolori articolari, difficolta nei movimenti, ecc.
Si tratta di sintomi che spesso vengono trascurati, insieme alla secchezza delle mani, la lombalgia, le mani fredde, la rigidità osteoarticolare, la secchezza oculare e le tumefazioni che appaiono senza subire traumi importanti. Trascurare questi sintomi può provocare un peggioramento della malattia, quindi è fondamentale rivolgersi ad un reumatologo prima possibile che può identificare il disturbo e prescrivere una terapia che possa garantire la remissione della malattia, esito che si può ottenere solo se si scopre la patologia in questione in tempo.
Altrettanto importante è la prevenzione e oggi si sa che sia il fumo che il sovrappeso sono due fattori che influiscono sull’insorgenza delle malattie reumatiche, specialmente quando si tratta di lupus, artrite reumatoide ed altri disturbi autoimmuni sistemici.
Per esempio, attualmente è stato dimostrato che una persona geneticamente predisposta a sviluppare una malattia reumatica, se fuma aumenta di 15 volte la possibilità di contrarre l’artrite reumatoide o un’altra patologia di questo genere, quindi condurre una vita sana ed equilibrata è la miglior prevenzione che si possa fare.
Invece per prevenire i disturbi reumatici, l’attività fisica è considerata un toccasana, quindi in base alle proprie possibilità è sempre consigliabile effettuare esercizi fisici, così si mantiene sia un buon tono muscolare che articolazioni sane. La corsa, fitness ma anche le camminate sono considerate attività che possono prevenire notevolmente l’insorgenza delle malattie reumatiche.
In conclusione possiamo dire che oggi, anche se non si sa ancora abbastanza sulle malattie reumatiche, il SIR (Società Italiana di Reumatologia) durante la campagna itinerante #Reumadays e non solo raccomanda di non trascurare i sintomi, in modo tale da riuscire a bloccare l’avanzamento del disturbo quando presente.
Infatti, oggi esistono terapie che se somministrate precocemente sono in grado di arrestare diverse patologie e garantire la remissione completa, quindi aiutano le persone a ritrovare la piena salute e avere una qualità della vita migliore.

L’uretrite è un’infezione dell’uretra, ovvero dell’ultimo tratto delle vie urinarie e può colpire uomini e donne.

Negli uomini questo condotto (tratto) ha una lunghezza di circa 18-22 cm e serve per portare all’esterno sia l’urina che il liquido seminale, mentre nelle donne la lunghezza è di soli 3-4 cm, motivo per cui l’incidenza delle cistiti batteriche nelle donne è maggiore.

Cause e sintomi dell’uretrite

L’uretrite generalmente si presenta sia nelle donne che negli uomini, principalmente nei soggetti che hanno un’età compresa tra i 17 e 33 anni ed a causarla sono agenti patogeni che infettano l’uretra in vari modi: per via ematica, ascendente o discendente.
Tra le cause più comuni che possono causare l’uretrite ci sono malattie trasmesse sessualmente come la Gonorrea, la Chlamidia ed il virus Herpes Simplex

I sintomi più comuni che si verificano quando si ha l’uretrite sono:

– Bruciore durante le minzioni
– Minzioni frequenti ed urgenti
– Secrezione uretrale densa, verde-giallognola
– Infezione alla vescica
– Vaginite

Diagnosi dell’uretrite

Generalmente l’uretrite viene diagnosticata in base ai sintomi che presenta il paziente ad effettuando esami di laboratorio che possono essere le analisi delle urine, urinocoltura e analizzando l’eventuale secrezione uretrale, attraverso l’uso di un tampone.
Tuttavia, in alcuni casi l’uretrite non ha cause infettive e, anche se è una condizione rara, le cause possono trovarsi in alcuni piccoli traumi subiti dall’uretra, come l’uso di cateteri vescicali, andare in bici e a cavallo, ecc.

Uretrite: trattamento e prevenzione

Quando le cause dell’uretrite sono comuni solitamente il trattamento consiste nell’assunzione di antibiotici, mentre se l’infezione è stata causata dell’Herpes Simplex vengono prescritti farmaci antivirali.
In sostanza la terapia per l’uretrite dipende dalle cause che hanno provocato l’infezione e spesso, se è stata trasmessa per via sessuale la terapia va fatta in coppia. Ad ogni modo, considerando che per identificare la causa che ha provocato l’infezione spesso ci vogliono diversi giorni, il medico solitamente inizia la terapia prescrivendo antibiotici ad ampio spettro.
Nelle donne la terapia è la stessa che viene utilizzata in caso di cistite, mentre negli uomini in alcuni casi è necessaria l’iniezione di ceftriaxone o la somministrazione di antivirali.
In quanto alla prevenzione, l’uso del preservativo è uno dei metodi migliori per prevenire l’uretrite, visto che spesso l’infezione viene trasmessa sessualmente ed anche se l’uretrite è stata già diagnosticata è consigliabile avere rapporti protetti fino alla completa guarigione. Non solo, spesso a titolo preventivo gli antibiotici vengono prescritti anche al partner di chi ha contratto l’infezione e viene raccomandato di eseguire esami medici di laboratorio e non per capire se si ha una malattia sessualmente trasmissibile, ecc.

Conclusioni

Considerando che si tratta di un’infezione molto fastidiosa che può influenzare negativamente la quotidianità delle persone che ne soffrono, è consigliabile trattare l’uretrite prima possibile e accertarne le cause che l’hanno provocata, in quanto spesso è solo una conseguenza di un disturbo più serio.
Anche informare il proprio partner è importante se si riscontra l’uretrite, in maniera tale da consentirgli di eseguire accertamenti medici.

Nota anche come periodontite e parodontopatia, la parodontite è un’infezione gengivale avanzata che, se non curata può compromettere non solo la salute delle gengive, ma anche quella dei denti, causando persino la perdita degli stessi.

Non solo, spesso la parodontite può essere anche causa dell’insorgenza di altri disturbi che non riguardano solo il cavo orale, motivo per cui è importante non trascurare i sintomi e farsi visitare al più presto dal dentista.

Come si manifesta la parodontite

La maggior parte dei sintomi della parodontite sono simili o uguali a quelli che indicano la presenza di una gengivite:

  • Gonfiore gengivale
  • Regressione gengivale
  • Gengive visibilmente infiammate e che hanno un colore rosso o purpureo
  • Comparsa di solchi dentali
  • Posizione dei denti diversa (riscontrabile durante la masticazione).

Si tratta di sintomi che sono piuttosto dolorosi, quindi quasi sempre si notano subito, ma per riuscire ad evitare peggioramenti che possono comportare a conseguenze anche gravi è raccomandabile effettuare controlli periodici dal medico dentista, che sarà in grado di individuare subito l’eventuale presenza della parodontite.

Diagnosi, cause e cura della parodontite

Come anticipato, è il medico dentista a diagnosticare la parodontite ed in base alla gravità della condizione che presenta il paziente decide che tipo di terapia prescrivere.
In quanto alle cause che possono provocarla possiamo dire che generalmente alla base quasi sempre c’è una scarsa igiene orale ed una gengivite trascurata, ma in alcuni casi le cause possono essere attribuite ad una predisposizione. Per esempio, il fumo, la senilità, la malnutrizione, uno squilibrio batterico oppure l’uso scorretto dello spazzolino da denti e del filo interdentale sono alcuni fattori che possono contribuire all’insorgenza della parodontite.

Come prevenire la parodontite

Prevenire la parodontite è abbastanza facile, in quanto si tratta di assicurarsi sempre una buona igiene orale ed effettuare sempre i controlli periodici.
In breve, ecco i principali consigli che possono aiutarti a prevenire la parodontite:

  • Lava i denti almeno 2 volte al giorno con uno spazzolino di buona qualità.
  • Utilizza il filo interdentale almeno una volta al giorno in maniera corretta.
  • Scegli un dentifricio ed un collutorio che favoriscano il proliferare dei batteri buoni.
  • Se fumi, cerca di smettere, il cambiamento gioverà non solo alla salute dei denti e delle gengive, ma anche a livello generale.
  • Tieni sotto controllo la salute della tua bocca e se noti dei cambiamenti (arrossamenti, dolori, ecc.) rivolgiti al tuo dentista il prima possibile.
  • Effettua le visite di controllo periodiche con costanza.

Come si può notare, nella maggior parte dei casi la parodontite può essere prevenuta grazie a semplici regole che riguardano l’igiene orale quotidiana, inoltre curare sempre al meglio la propria cavita orla e contrasta l’insorgenza anche di altri disturbi che possono danneggiare la salute dei denti e delle gengive.
Ricordarsi sempre di effettuare i controlli periodici è altrettanto importante, in quanto il dentista in questo modo potrà verificare lo stato di salute dei denti e gengive, prescrivendo la terapia giusta e gli eventuali interventi per qualsiasi problema che può presentarsi, contrastando così l’aggravarsi della situazione.

Nonostante negli ultimi anni sono state fatte numerose campagne che hanno promosso e spiegato l’importanza del pap test, secondo gli ultimi dati solo il 50% delle donne fertili si sottopongono alle visite ginecologiche di routine, una percentuale ancora troppo bassa che dimostra il poco interesse e la scarsa prevenzione che viene effettuata in Italia.

Cos’è il pap test

è un esame ginecologico di routine che si esegue rapidamente e non provoca nessun dolore al paziente,

in quanto consiste nel prelievo di cellule presenti sul collo dell’utero.
Per fare il pap test il medico utilizza un apposito tampone ed il materiale raccolto viene spedito in laboratorio, dove verrà analizzato per evidenziare l’eventuale presenza dell’HPV ( papilloma virus), che è il responsabile principale del cancro al collo dell’utero, uno dei tumori più comuni che colpiscono le donne. Non solo, attraverso un pap test si possono evidenziare anche eventuali infezioni ed infiammazioni che possono verificarsi a livello genitale, quindi si tratta di un esame semplice, ma allo stesso tempo importante.

Quando si deve fare il pap test

è un esame che deve essere fatto da tutte le donne che sono sessualmente attive, soprattutto se si ha un’età compresa tra i 25 ed i 65 anni.
Il test va eseguito almeno una volta ogni tre anni, mentre in gravidanza l’esame va fatto se nei due anni precedenti la donna non si è sottoposta al pap test.

Come prepararsi al pap test

Per poter avere dei risultati attendibili, nei giorni che precedono l’esame è raccomandabile astenersi dai rapporti sessuali, evitare di utilizzare lavande vaginali e non fare uso di ovuli, gel, deodoranti e qualsiasi altro prodotto di questo genere, inoltre il pap test non si deve eseguire durante i giorni di flusso mestruale oppure in quelli subito prima o dopo questo periodo.

Dove si può fare il pap test

Generalmente il pap test viene eseguito dal proprio ginecologo di fiducia, ma anche negli ospedali, poliambulatori e nei consultori familiare è possibile fare questo esame.

Conclusioni

Chiamato anche test di Papanicolaou, dal cognome del medico che ha ideato questo esame, il pap test è uno degli esami ginecologici che posso aiutare a prevenire e scoprire eventuali tumori al collo dell’utero, infezioni e infiammazioni.
L’introduzione di questo esame di screening ha ridotto notevolmente la mortalità per tumori della cervice uterina e di conseguenza è fondamentale sottoporsi a questo esame dai 25 anni in poi. Non solo, questo esame citologico è raccomandato anche dopo aver superato i 65 anni di età, anche se non si è più sessualmente attive ed è consigliato anche alle donne che hanno effettuato la vaccinazione contro l’infezione da HPV, in quanto il vaccino assicura una protezione solo contro i ceppi più diffusi ed oncogeni.

Come anticipato, il pap test non è doloroso, viene fatto in pochi minuti e non comporta nessun disaggio, quindi ci si può presentare dal medico in piena autonomia in quanto non è necessaria nessun tipo di assistenza.

Per rinoplastica si intendono gli interventi chirurgici che vengono effettuati per correggere il naso, ovvero le ossa nasali, le cartilagini oppure il setto.

Generalmente, per decidere il tipo di intervento necessario il chirurgo visita più volte il paziente, studiando ogni caratteristica del naso e solo in seguito la persona interessata verrà sottoposta al trattamento deciso.
Non solo, prima di effettuare l’intervento al paziente verranno date determinate indicazioni sul comportamento da adottare nei giorni che precedono l’operazione e che tipologia di analisi e visite mediche sono richiesti.

Tipologia di tecniche

Per effettuare gli interventi di rinoplastica attualmente ci si affida a due tecniche:
Open rhinoplasty, intervento che si esegue dall’esterno, attraverso una incisione della pelle.
Rinoplastica chiusa o endonasale, tecnica che prevede le incisioni nella parte interna del naso.

Quanto dura l’intervento di rinoplastica

Generalmente, indipendentemente dalla tecnica scelta l’intervento di rinoplastica dura dai 60 minuti ad un’ora e mezzo, in base alla complessità del caso e solitamente viene effettuato con 1/2 notti di ricovero.

Che dolori si avvertono

Solitamente i pazienti non avvertono dolore né durante l’operazione né dopo e l’unico fastidio che si presenta comunemente riguarda la respirazione nasale, che viene ostacolata parzialmente da alcuni tamponi che vengono inseriti post intervento e che generalmente vengono rimossi già dopo uno/tre giorni

Medicazioni e recupero

Dopo l’intervento di rinoplastica di norma per 5-6 giorni al paziente viene applicato un gesso di protezione, mentre per poter riprendere le attività di tipo lavorativo solitamente si devono attendere circa 5-7 giorni, ma in alcuni casi vengono raccomandate anche 2 settimane di riposo.
Invece per vedere i risultati finali bisognerà attendere un periodo più lungo, in quanto dopo l’intervento di rinoplastica il naso si presenterà gonfio e con ematomi, diverso dalle dimensioni che si avevano inizialmente.

La rinoplastica comporta la comparsa di cicatrici?

Con la tecnica endonasale non vi è alcuna cicatrice esterna.
Con al tecnica open vi è una cicatrice a livello della columella (base del naso), che con il tempo tende a minimizzarsi.

Quanto costa un intervento di rinoplastica

Stabilire un prezzo fisso per identificare il costo di un intervento di rinoplastica non è facile, in quanto generalmente viene stabilito in base alla complessità del caso, alla durata dell’operazione e ad altre caratteristiche, e può variare tra i cinque e gli ottomila euro.

A chi è riservato l’intervento di rinoplastica

La rinoplastica è un intervento richiesto sia da coloro che hanno difetti congeniti nella parte nasale e che necessitano delle correzioni per creare le giuste proporzioni che da chi vuole semplicemente migliorare il proprio aspetto estetico.

Conclusioni

In Italia, gli interventi di rinoplastica sono sempre più comuni. Un numero crescente di interventi di questo genere dimostra come le persone oggi sono più informate e propense ad affrontare operazioni chirurgiche di questo tipo, anche quando si tratta solo di avere un viso più armonioso e fortunatamente oggi anche in Italia il numero dei medici che operano in questo settore è in aumento, dando la possibilità alle persone di eseguire l’intervento in maniera veloce e senza doversi allontanare troppo dalla propria casa.

La risonanza magnetica è un esame diagnostico basato sulla fisica dei campi magnetici, che consente di esaminare l’interno del corpo umano senza dover eseguire interventi chirurgici o di far uso di radiazioni ionizzanti come accade quando si effettua una TAC.
Si tratta di una metodica radiologica sicura e che non provoca alcun danno al paziente, particolarmente indicata quando si devono effettuare degli esami ripetutamente in un periodo di tempo ristretto.
Quando viene effettuata una risonanza magnetica, la persona che deve affrontare questo esame si ritrova in un campo magnetico che generalmente è circa 10.000-15.000 volte più forte rispetto a quello terrestre. Grazie a questa condizione gli atomi (protoni)che formano il nostro organismo prendono energia e seguono il medesimo campo magnetico, mentre appena il processo viene disattivato i protoni riprendono il loro naturale orientamento, sprigionando l’energia che è stata accumulata precedentemente e fornendo un segnale che viene intercettato dai sistemi tecnologici e trasformato in immagini.

Quando serve la risonanza magnetica

Inizialmente la risonanza magnetica era stata ideata per studiare il sistema nervoso centrale, ma attualmente viene utilizzata in numerosi campi: per studiare le articolazioni, lo scheletro, il torace, l’addome, i muscoli, la patologie infiammatorie, tumorali ed infettive ed anche per esaminare numerosi problemi di natura traumatica, degenerativa, ecc.
Inoltre, la risonanza magnetica spesso viene prescritta insieme alla TAC, che rimane l’esame primario per accertare la presenza di numerose patologie, in seguito approfondite attraverso la risonanza magnetica, mentre quando non è possibile effettuare la TAC su un paziente la risonanza può costituire un’alternativa per accertare determinate condizioni cliniche.

Risonanza magnetica: controindicazioni

Nonostante si tratti di un esame che non provoca danni all’organismo dei pazienti, la risonanza magnetica presenta delle controindicazioni in determinati casi. Per esempio, i portatori di pace-maker non possono eseguire questo genere di esame, anche se i dispositivi di ultima generazione sono compatibili con il campo magnetico, ma è sempre necessario fornire la documentazione necessaria che attesti l’idoneità del paziente che porta il pace-maker.
Anche coloro che all’interno del proprio corpo hanno delle parti metalliche devono segnalarlo prima di effettuare la risonanza magnetica, affinché possa essere verificata la compatibilità del metallo presente con l’esame, infatti spesso protesi ed altri dispositivi non sono compatibili con l’elevato campo magnetico.

Tra le altre condizioni che possono rappresentare una controindicazione ci sono alcuni tatuaggi.

In base alla grandezza degli stessi, la zona in cui sono presenti, il tipo di inchiostro utilizzato ed il periodo in cui sono stati eseguiti, l’equipe medica deciderà se il paziente è idoneo o meno per la risonanza magnetica, ma è fondamentale ricordarsi di far presente al personale che si è in possesso di tatuaggi.
Nonostante il personale medico si accerta delle condizioni del paziente prima di effettuare la risonanza magnetica è bene far presente qualsiasi patologia o stato fisico e mentale diverso dalla normalità, in quanto varie condizioni possono peggiorare dopo l’esame (stati febbrili, anemia, etc.), così come è necessario ricordarsi di togliere piercing, orologi, telefoni cellulari, accessori vari ed evitare di utilizzare trucchi, specialmente attorno agli occhi.

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